Da piccolo mi piacevano i soldatini. Trascorrevo ore a costruire con tronchi di alberi muschiosi, cumuli di sabbia, pietriccio, degli angoli di mondo che potessero offrirmi scenari plausibili per le mie simulazioni di battaglie. Più avanti, crescendo, ho amato i videogiochi e in particolare i giochi strategici e di guerra, quelli in cui devi battere il nemico attraverso una attenta applicazione di strategie militari. Sono anche un appassionato di storia e mi incuriosisce e mi appassiona in particolare il periodo della seconda guerra mondiale. Ma...
Ho fatto l'obiettore di coscienza, sono un antimilitarista, un senso profondo di rabbia mi pervade quando passeggio in un parco, nel mio paesino d'origine in cui ci sono degli alberi con su attaccate delle targhette che freddamente ricordano i ragazzi, a volte neanche diciottenni, periti durante le due guerre mondiali.
Mi chiedo quale sia il sottile filo che unisca questi due emisferi diametralmente opposti. Come si possa appassionarsi a un gioco o a un film di guerra pur ripusiando fortemente ogni sorta di violenza, figuriamoci gli eventi bellici.
Mio nonno mi raccontava sempre lo sbarco degli americani a Gela durante la seconda guerra mondiale che lui visse in prima persona. Man mano che crescessi ha arricchiva il racconto di particolari sempre più macabri, ma la mia fantasia non era mai arrivata a concepire la potenza emotiva e l'orrore di quei momenti. Finché un giorno ho visto i primi venti minuti di "Salvate il soldato Ryan" e i racconti di mio nonno si sono fatti terribilmente più nitidi. Ricordo ancora il mio stato d'animo quella sera; credo di aver ricominciato a parlare un bel po' di ore dopo.
Ho scritto cose molto, molto slegate. Ma...
Amo i soldatini. Amo i videogiochi bellici. Odio la guerra.
Ho fatto l'obiettore di coscienza, sono un antimilitarista, un senso profondo di rabbia mi pervade quando passeggio in un parco, nel mio paesino d'origine in cui ci sono degli alberi con su attaccate delle targhette che freddamente ricordano i ragazzi, a volte neanche diciottenni, periti durante le due guerre mondiali.
Mi chiedo quale sia il sottile filo che unisca questi due emisferi diametralmente opposti. Come si possa appassionarsi a un gioco o a un film di guerra pur ripusiando fortemente ogni sorta di violenza, figuriamoci gli eventi bellici.
Mio nonno mi raccontava sempre lo sbarco degli americani a Gela durante la seconda guerra mondiale che lui visse in prima persona. Man mano che crescessi ha arricchiva il racconto di particolari sempre più macabri, ma la mia fantasia non era mai arrivata a concepire la potenza emotiva e l'orrore di quei momenti. Finché un giorno ho visto i primi venti minuti di "Salvate il soldato Ryan" e i racconti di mio nonno si sono fatti terribilmente più nitidi. Ricordo ancora il mio stato d'animo quella sera; credo di aver ricominciato a parlare un bel po' di ore dopo.
Ho scritto cose molto, molto slegate. Ma...
Amo i soldatini. Amo i videogiochi bellici. Odio la guerra.

