lunedì, 10 luglio 2006
Lo confesso. Adoro il calcio ma non sono abituato a vincere. Oltre ad appartenere a una generazione che ha conosciuto la delusione di Italia 90, i rigori di USA 94 e di Francia 98, il golden gol di Trezeguet e la disfatta coreana, sono pure interista. Tutto questo basta per spiegare che ieri sera ho vissuto emozioni a cui non ero abituato. Quando Grosso ha segnato mi sono detto: "Ma allora è vero? Ma siamo sicuri?". Per qualche secondo la mia incredulità ha prevalso sull'entusiasmo, cercando qualcosa che potesse rompere il sogno, ma non ho trovato nulla. Non c'era niente che a quel punto potesse impedirmi di esultare. Mentre il pallone gonfiava la rete e Grosso iniziava a esultare le parole hanno cominciato a uscirmi dalla bocca: "E' incredibile, siamo Campioni del Mondo!". Ma è così che si vince? Sono queste le emozioni che si provano? E intanto urlavo. Saltavo. Abbracciavo mio padre, 24 anni dopo il 1982, quando era lui ad abbracciare me e a farmi volteggiare nel salotto di casa. Esultare per la vittoria del campionato del mondo di calcio è stato più facile di quanto credessi, è stato più naturale di quanto credessi. Ma è stato anche strano. Molto, molto più strano di quanto riuscissi a immaginare.
domenica, 02 luglio 2006
Il calcio è davvero uno sport da romanzo.
Ieri sera ha abdicato il Brasile. Non perdeva in un mondiale da otto anni e l'ultima sconfitta gliel'aveva inflitta la stessa squadra che l'ha battuta poche ore fa: la Francia. In mezzo a queste due sconfitte ci sono stati un titolo mondiale - il quinto - e un altro mondiale giocato male ma senza mai perdere la consapevolezza di essere i più forti, la squadra da battere, i favoriti. E come spesso succede, chi si sente troppo forte prende un sacco di legnate da quello che per tutti è più debole. Davide e Golia dovrebbero averci insegnato qualcosa, ma niente...
Intanto martedì si gioca una partita che solo a pensarci evoca leggenda, e chi ama il calcio sa che è davvero così. Sarà perché Italia-Germania è diventato anche il titolo di un film, ma quell'accostamento dei nomi delle due nazioni -separato solo da un trattino a simboleggiare l'eterna sfida - fa davvero correre un brivido lungo la schiena. Dovrebbero vincere i tedeschi, per il mondo. Potrebbe succedere l'incubo che vinca l'Italia, per i tedeschi.
Comunque vada, è bello crederci ed è impagabile sognare di diventare campioni del mondo.
Vincere il mondiale di calcio che è uno dei pochi avvenimenti storici in grado di segnare l'immaginario collettivo, di unire la nazione, azzerare le disuguaglianze in nome di un'italianità tanto bistrattata. Quando succede - quelle rare volte che succede - diventa un punto di riferimento ed entra nei modi di dire. Se qualcuno dice "l'anno in cui vincemmo il mondiale" tutti - ma proprio tutti - capiscono immediatamente che si parla del 1982. Pochi altri eventi hanno questa forza.
Spero tanto che quest'anno si ripeta il miracolo. Sarebbe un bel regalo di nozze. Vorrei proprio raccontare a mio figlio di esseremi sposato nell'"anno in cui vincemmo il quarto mondiale".