lunedì, 23 aprile 2007
94422-500La prima foto che pubblico sul mio blog è quella dei campioni d'Italia 2007. E lo faccio con una gioia sincera.
Ormai si è parlato tanto dei significati e delle sensazioni di questo scudetto vinto sul campo dopo 18 anni pieni di "se", di promesse mancate e di illusioni infrante. Nonostante questo, non posso non aggiungere il mio commento a un evento che mi ha reso felice come 18 anni fa, quando con pochi altri miei amici azzardavo una sfilata con bandiere sventolanti in un feudo dell'allora Napoli di Maradona.
Quello che mi piace dell'Inter è che è una squadra che rompe parecchie regole dello sport. Che è capace di grandi imprese per poi vanificare tutto in serate sciagurate. Pure ieri ci hanno provato a farsi prendere in giro, i giocatori dell'Inter, mettendosi a festeggiare quando ancora mancavano quattro minuti alla fine della partita della Roma e alla certezza matematica dello scudetto. Se la Roma avesse segnato sarebbe stato un momento "da Inter", ma credo che per quest'anno, dopo una cavalcata trionfale, sia già bastato perdere l'unica partita dell'anno contro la seconda in classifica, in casa propria, davanti a ottantamila tifosi pronti a festeggiare lo scudetto nel più trionfale dei modi. Ecco, più che i record, è stato l'1-3 contro la Roma a tingere davvero di nerazzurro lo scudetto. Quando si parla di questa squadra, nessuna gioia è mai lineare, scontata, assoluta. All'Inter manca l'arroganza e la spocchia che di solito hanno i più ricchi e i più forti, quella pienezza di sé che genera automaticamente antipatia. Per questo chi tifa Inter non lo fa perché ama vincere sempre, ma perché quando ogni tanto capita pure di arrivare primi, di dimostrare anche agli altri di essere i più forti, il sapore di quei momenti è più sottile e non si può banalizzare in un semplice urlo di gioia. Chi vince dopo aver conosciuto la sconfitta e la delusione non lo farà mai come chi è abituato ai successi. Ed è giusto che il simbolo di questa squadra sia Marco Materazzi, il più imperfetto dei vincenti, il più incompreso dei campioni, il più buono dei cattivi, il meno stronzo tra i pezzi di merda. Onore all'Inter e ai suoi tifosiche, me compreso, si godono l'emozione più sublime e insieme quella a cui sono meno abituati: la gioia della vittoria.
postato da: uomovitruviano alle ore 12:49 | Permalink | commenti (2)
categoria:pensieri