mercoledì, 31 ottobre 2007
Dopo Halloween quale altra festa che non ci appartiene affatto né culturalmente né emotivamente saremo chiamati a onorare? Forse la Festa del Ringraziamento? Mah...
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lunedì, 18 giugno 2007
Non che ami particolarmente citare aforismi attribuiti a miti, icone generazionali o pseudo tali, ma ieri leggevo una frase attribuita a Jim Morrison che mi ha colpito: "Nella vita non sarò mai nessuno, ma nessuno sarà mai come me". Non so ancora se mi piace, ma intanto mi ronza ancora in testa...
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domenica, 10 giugno 2007
Per me uno dei massimi piaceri della vita è abbuffarsi di ciliegie cogliendole direttamente dall'albero. Sovrastati da un trionfo di verde e rosso con la consapevolezza di poterne mangiare quante te ne pare. Che bello quando l'unico motivo per cui smetti di fare una cosa che ti da piacere è perché ne sei pienamente soddisfatto...
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venerdì, 11 maggio 2007
Fermarsi a riflettere su quanta spazzatura si produce quotidianamente in ogni famiglia ha l'aria di essere come la scoperta dell'acqua calda, eppure sono convinto che troppo raramente si faccia caso quanta plastica, carta, cartone buttiamo ogni giorno nella pattumiera. Sicuramente è colpa del consumismo e delle cattive abitudini. Ma anche i packaging dei prodotti ci mette del proprio. Spesso le confezioni sono sproporzionate rispetto al prodotto che contengono. Una confezione di due yogurt, ad esempio, ha un involucro di cartone che contiene due confezioni di plastica rigida. Per pochi ml di prodotto buttiamo grammi e grammi di carta e plastica. Che tra l'altro incidono non poco sul prezzo finale dei prodotti che compriamo. Non solo produciamo un sacco di rifiuti, ma la cosa assurda è che li paghiamo noi e pure profumatamente. Mah...
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venerdì, 04 maggio 2007
Non ho ancora mai giocato a Second Life e credo che non succederà neanche nel mio futuro prossimo, ma non si può ignorare un mondo che ha un prodotto interno lordo, seppur virtuale, pari a quello di Cina e India messe insieme e che genera miliardari e alienati veri. Non sono un apocalittico, probabilmente non lo sarò mai. Amo i videogiochi così tanto che ci ho fatto pure la tesi di laurea e ho lavorato nel settore per quasi un anno. Gioco da quando esistono Pong, PacMan e Qbert. Ma qualche anno fa, quando si sono diffusi i giochi online, quando i titoli sono diventati sempre più difficili da imparare e la loro longevità è diventata praticamente sovrumana, ho cominciato a giocarci sempre meno. Forse perché il mio tempo libero è drasticamente diminuito, forse perché sono cresciuto e sono cambiato, spostando i miei interessi verso altri lidi. Non lo so. So solo che mi diverto sempre meno e i giochi come Second Life peggiorano la situazione. Odio le situazioni spropositate, quelle in cui l'offerta supera esageratamente i bisogni. Tipo quando ti trovi in un centro commerciale e ci metti un'ora solo per scegliere il dentifricio perché trovi uno scaffale lungo quindici metri che contiene tutte le possibili varianti di quel prodotto messe in commercio negli ultimi dieci anni. Second Life è esagerato allo stesso modo. Un intero universo, le case da comprare, i terreni lottizzati, la socializzazione, i negozi delle multinazionali che vendono le scarpe per il proprio avatar, persino la prostituzione. Le dinamiche del mondo reale sono semplicemente duplicate. E a chi ha giocato in passato per evadere con la fantasia non basta l'illusione di nascondersi dentro un avatar per non rendersi conto di questo. Nei vecchi videogiochi eri l'eroe, il predestinato che sconfiggeva i mostri e salvava l'umanità. Nei giochi online come Second Life invece, sei uno qualunque tra i milioni di utenti che popolano quel mondo. Gli apocalittici direbbero semplicemente che anche in quell'universo virtuale, così come nel mondo reale, non conti un cazzo...
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lunedì, 23 aprile 2007
94422-500La prima foto che pubblico sul mio blog è quella dei campioni d'Italia 2007. E lo faccio con una gioia sincera.
Ormai si è parlato tanto dei significati e delle sensazioni di questo scudetto vinto sul campo dopo 18 anni pieni di "se", di promesse mancate e di illusioni infrante. Nonostante questo, non posso non aggiungere il mio commento a un evento che mi ha reso felice come 18 anni fa, quando con pochi altri miei amici azzardavo una sfilata con bandiere sventolanti in un feudo dell'allora Napoli di Maradona.
Quello che mi piace dell'Inter è che è una squadra che rompe parecchie regole dello sport. Che è capace di grandi imprese per poi vanificare tutto in serate sciagurate. Pure ieri ci hanno provato a farsi prendere in giro, i giocatori dell'Inter, mettendosi a festeggiare quando ancora mancavano quattro minuti alla fine della partita della Roma e alla certezza matematica dello scudetto. Se la Roma avesse segnato sarebbe stato un momento "da Inter", ma credo che per quest'anno, dopo una cavalcata trionfale, sia già bastato perdere l'unica partita dell'anno contro la seconda in classifica, in casa propria, davanti a ottantamila tifosi pronti a festeggiare lo scudetto nel più trionfale dei modi. Ecco, più che i record, è stato l'1-3 contro la Roma a tingere davvero di nerazzurro lo scudetto. Quando si parla di questa squadra, nessuna gioia è mai lineare, scontata, assoluta. All'Inter manca l'arroganza e la spocchia che di solito hanno i più ricchi e i più forti, quella pienezza di sé che genera automaticamente antipatia. Per questo chi tifa Inter non lo fa perché ama vincere sempre, ma perché quando ogni tanto capita pure di arrivare primi, di dimostrare anche agli altri di essere i più forti, il sapore di quei momenti è più sottile e non si può banalizzare in un semplice urlo di gioia. Chi vince dopo aver conosciuto la sconfitta e la delusione non lo farà mai come chi è abituato ai successi. Ed è giusto che il simbolo di questa squadra sia Marco Materazzi, il più imperfetto dei vincenti, il più incompreso dei campioni, il più buono dei cattivi, il meno stronzo tra i pezzi di merda. Onore all'Inter e ai suoi tifosiche, me compreso, si godono l'emozione più sublime e insieme quella a cui sono meno abituati: la gioia della vittoria.
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giovedì, 01 marzo 2007
E' appena finita la seconda serata del Festival di Sanremo, intoccabile icona italica che continua a essere vista da quasi mezza nazione nonostante da anni si dica che è in crisi. Sarà pure una delle tradizioni del nostro paese, ma davvero non si può fare a meno di dire che è vecchio, vecchio, vecchio. Oserei dire persino anacronistico. Tutto è polveroso, dalla regia alla conduzione, dagli arrangiamenti delle canzoni ai testi degli autori. Sanremo non è bello o brutto, è semplicemente fuori dal tempo, sospeso in un limbo di immobilismo capace di trasformare in peggio anche le rare cose giovani, dinamiche e minimamente originali che ogni tanto vi capitano (Ficarra e Picone esclusi, naturalmente, poiché la loro bravura va oltre i contesti). Chi volesse controbattere lo faccia solo dopo aver visto o rivisto Pippo Baudo seduto sulle scalinate dell'Ariston che spiega alla Hunziker sbagliando un paio di volte le modalità per scaricare "i motivetti delle canzoni del Festival" sul proprio cellulare. La Hunziker, senza infierire, corregge educatamente Baudo in un paio di occasioni mentre i tecnici si affannano a smontare gli strumenti utilizzati da John Legend. Baudo è convinto che le istruzioni per "i motivetti da scaricare sul cellulare" servano per riempire un tempo morto. Finché la modernità occuperà i tempi morti del Festival, Sanremo sarà sempre Sanremo. Purtroppo.
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giovedì, 22 febbraio 2007
La generazione di politici - parlo dei rappresentanti di tutto l'arco costituzionale - affoga nella più assoluta mediocrità. Lo dico con tristezza e senza polemica, piuttosto con il tono di chi, dopo il mesto naufragio di questo governo, ormai vede davvero un orizzonte di totale aridità nei futuri scenari politici italiani.
Si dice che una nazione è lo specchio di chi la governa, spero proprio che per l'Italia non sia così, anche se guardandosi in giro qualche triste segnale in tal senso, purtroppo, si riesce a coglierlo sempre più spesso...
Mentre affogo nella mia perplessità mi conforta vedere Guendalina che si tormenta nei suoi dubbi su chi nominare nella casa del Grande Fratello. Ha deciso, nominerà Massimo perché i suoi piedi e le sue ascella hanno un "odore terribile". E allora mi rincuoro e penso che in fondo mi ero solo lasciato prendere da un po' di ingiustificato pessimismo...
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martedì, 06 febbraio 2007
Ho il massimo rispetto per la morte del povero poliziotto nel dopo partita di Catania-Palermo. Ma quanto mi danno fastidio la falsa retorica e la demagogia da quattro soldi di coloro che fino a ieri erano totalmente conniventi con quel sistema e oggi gridano allo scandalo e si lanciano in un macabro gioco a chi fa la voce più grossa nell'accusare i "colpevoli". Deve averci provato anche Matarrese, ma proprio non ce l'ha fatta a prendere per il culo tutti e ha detto parte di quello che pensa davvero. Fosse solo lui a pensarla così, sarei già contento. Ho purtroppo il terrore che dietro le dichiarazioni di facciata ce ne siano mille altri, peggiori del politicante barese in quando ancora più subdolamente ipocriti. Intanto la vedova piange e - oggi - tutti fanno la fila per consolarla.
Che tristezza...
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sabato, 23 dicembre 2006
Il mio ultimo post è stato scritto il giorno dopo la vittoria del mondiale. Gioia a mille.
Da allora, nell'ordine: matrimonio, viaggio di nozze in Polinesia, ritorno al lavoro con qualche novità.
Ora, finalmente, qualche giorno di pausa, anticipata da una notte di paura in ospedale con un dolore inatteso. Per fortuna, solo spavento. Ma la mia testa intanto si è messa in moto e certe domande sono ritornate di attualità. Saranno vacanze piene di pensieri, nell'attesa che prima o poi arrivino a sciogliere annosi dubbi...
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lunedì, 10 luglio 2006

Lo confesso. Adoro il calcio ma non sono abituato a vincere. Oltre ad appartenere a una generazione che ha conosciuto la delusione di Italia 90, i rigori di USA 94 e di Francia 98, il golden gol di Trezeguet e la disfatta coreana, sono pure interista. Tutto questo basta per spiegare che ieri sera ho vissuto emozioni a cui non ero abituato. Quando Grosso ha segnato mi sono detto: "Ma allora è vero? Ma siamo sicuri?". Per qualche secondo la mia incredulità ha prevalso sull'entusiasmo, cercando qualcosa che potesse rompere il sogno, ma non ho trovato nulla. Non c'era niente che a quel punto potesse impedirmi di esultare. Mentre il pallone gonfiava la rete e Grosso iniziava a esultare le parole hanno cominciato a uscirmi dalla bocca: "E' incredibile, siamo Campioni del Mondo!". Ma è così che si vince? Sono queste le emozioni che si provano? E intanto urlavo. Saltavo. Abbracciavo mio padre, 24 anni dopo il 1982, quando era lui ad abbracciare me e a farmi volteggiare nel salotto di casa. Esultare per la vittoria del campionato del mondo di calcio è stato più facile di quanto credessi, è stato più naturale di quanto credessi. Ma è stato anche strano. Molto, molto più strano di quanto riuscissi a immaginare.

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domenica, 02 luglio 2006
Il calcio è davvero uno sport da romanzo. Ieri sera ha abdicato il Brasile. Non perdeva in un mondiale da otto anni e l'ultima sconfitta gliel'aveva inflitta la stessa squadra che l'ha battuta poche ore fa: la Francia. In mezzo a queste due sconfitte ci sono stati un titolo mondiale - il quinto - e un altro mondiale giocato male ma senza mai perdere la consapevolezza di essere i più forti, la squadra da battere, i favoriti. E come spesso succede, chi si sente troppo forte prende un sacco di legnate da quello che per tutti è più debole. Davide e Golia dovrebbero averci insegnato qualcosa, ma niente... Intanto martedì si gioca una partita che solo a pensarci evoca leggenda, e chi ama il calcio sa che è davvero così. Sarà perché Italia-Germania è diventato anche il titolo di un film, ma quell'accostamento dei nomi delle due nazioni -separato solo da un trattino a simboleggiare l'eterna sfida - fa davvero correre un brivido lungo la schiena. Dovrebbero vincere i tedeschi, per il mondo. Potrebbe succedere l'incubo che vinca l'Italia, per i tedeschi. Comunque vada, è bello crederci ed è impagabile sognare di diventare campioni del mondo. Vincere il mondiale di calcio che è uno dei pochi avvenimenti storici in grado di segnare l'immaginario collettivo, di unire la nazione, azzerare le disuguaglianze in nome di un'italianità tanto bistrattata. Quando succede - quelle rare volte che succede - diventa un punto di riferimento ed entra nei modi di dire. Se qualcuno dice "l'anno in cui vincemmo il mondiale" tutti - ma proprio tutti - capiscono immediatamente che si parla del 1982. Pochi altri eventi hanno questa forza. Spero tanto che quest'anno si ripeta il miracolo. Sarebbe un bel regalo di nozze. Vorrei proprio raccontare a mio figlio di esseremi sposato nell'"anno in cui vincemmo il quarto mondiale".
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mercoledì, 07 giugno 2006
Che la vita sia piena di bivi, più o meno importanti, è risaputo. Che ci siano eventi che indirizzano la tua vita in una direzione piuttosto che in un'altra è altrettanto noto. Ogni esistenza è piena di scelte: quotidiane o periodiche, importanti o frivole, consapevoli o inconsapevoli. Questo momento della mia vita ne è pieno e ne sono insieme contento e un po' timoroso. Spero di imboccare i bivi giusti, convinto che, come dice in questo periodo una pubblicità, "il cuore ha sempre ragione".
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